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giovedì 12 ottobre 2017

"QUIERO, QUEDA LIMPIO" Mt 8, 1-3


4 commenti:


  1. O Dio, che al santo vescovo Ireneo
    hai dato la grazia di confermare la tua Chiesa
    nella verità e nella pace,
    fa’ che per sua intercessione, rinnovati nella fede e nell’amore,
    cerchiamo sempre ciò che promuove l’unità e la concordia.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Giuda fu deportato dalla sua terra.

    Dal secondo libro dei Re
    2Re 25,1-12

    Nell'anno nono del regno di Sedecìa, nel decimo mese, il dieci del mese, Nabucodònosor, re di Babilonia, con tutto il suo esercito arrivò a Gerusalemme, si accampò contro di essa e vi costruirono intorno opere d'assedio. La città rimase assediata fino all'undicesimo anno del re Sedecìa.
    Al quarto mese, il nove del mese, quando la fame dominava la città e non c'era più pane per il popolo della terra, fu aperta una breccia nella città. Allora tutti i soldati fuggirono di notte per la via della porta tra le due mura, presso il giardino del re, e, mentre i Caldèi erano intorno alla città, presero la via dell'Aràba.
    I soldati dei Caldèi inseguirono il re e lo raggiunsero nelle steppe di Gerico, mentre tutto il suo esercito si disperse, allontanandosi da lui. Presero il re e lo condussero dal re di Babilonia a Ribla; si pronunciò la sentenza su di lui. I figli di Sedecìa furono ammazzati davanti ai suoi occhi; Nabucodònosor fece cavare gli occhi a Sedecìa, lo fece mettere in catene e lo condusse a Babilonia.
    Il settimo giorno del quinto mese - era l'anno diciannovesimo del re Nabucodònosor, re di Babilonia - Nabuzaradàn, capo delle guardie, ufficiale del re di Babilonia, entrò in Gerusalemme. Egli incendiò il tempio del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme; diede alle fiamme anche tutte le case dei nobili. Tutto l'esercito dei Caldèi, che era con il capo delle guardie, demolì le mura intorno a Gerusalemme.
    Nabuzaradàn, capo delle guardie, deportò il resto del popolo che era rimasto in città, i disertori che erano passati al re di Babilonia e il resto della moltitudine. Il capo delle guardie lasciò parte dei poveri della terra come vignaioli e come agricoltori.

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale

    Dal Sal 136 (137)

    R. Mi si attacchi la lingua al palato se lascio cadere il tuo ricordo.
    Oppure:
    R. In terra d'esilio leviamo il nostro canto.

    Lungo i fiumi di Babilonia,
    là sedevamo e piangevamo
    ricordandoci di Sion.
    Ai salici di quella terra
    appendemmo le nostre cetre. R.

    Perché là ci chiedevano parole di canto
    coloro che ci avevano deportato,
    allegre canzoni, i nostri oppressori:
    «Cantateci canti di Sion!». R.

    Come cantare i canti del Signore
    in terra straniera?
    Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
    si dimentichi di me la mia destra. R.

    Mi si attacchi la lingua al palato
    se lascio cadere il tuo ricordo,
    se non innalzo Gerusalemme
    al di sopra di ogni mia gioia. R.

    Acclamazione al Vangelo

    Alleluia, alleluia.

    Cristo ha preso le nostre infermità
    e si è caricato delle nostre malattie. (Cf. Mt 8,17)

    Alleluia.

    Vangelo
    Se vuoi, tu puoi purificarmi.

    Dal Vangelo secondo Matteo
    Mt 8,1-4

    Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
    Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
    Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
    Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va' invece a mostrarti al sacerdote e presenta l'offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

    Parola del Signore.

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  2. PAROLE DEI PAPI
    E adesso, facciamo un attimo di silenzio, e ognuno di noi – tutti voi, io, tutti – può pensare al suo cuore, guardare dentro di sé, e vedere le proprie impurità, i propri peccati. E ognuno di noi, in silenzio, ma con la voce del cuore dire a Gesù: “Se vuoi, puoi purificarmi”. Lo facciamo tutti in silenzio. “Se vuoi, puoi purificarmi”. “Se vuoi, puoi purificarmi”. E ogni volta che ci accostiamo al sacramento della Riconciliazione con cuore pentito, il Signore ripete anche a noi: «Lo voglio, sii purificato!». Quanta gioia c’è in questo! Così la lebbra del peccato scompare, ritorniamo a vivere con gioia la nostra relazione filiale con Dio e siamo riammessi pienamente nella comunità.
    ( FRANCESCO Angelus, 11 febbraio 2018)

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    1. Mentre Gesù andava predicando per i villaggi della Galilea, un lebbroso gli si fece incontro e gli disse: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Gesù non sfugge al contatto con quell’uomo, anzi, spinto da intima partecipazione alla sua condizione, stende la mano e lo tocca – superando il divieto legale – e gli dice: “Lo voglio, sii purificato!”. In quel gesto e in quelle parole di Cristo c’è tutta la storia della salvezza, c’è incarnata la volontà di Dio di guarirci, di purificarci dal male che ci sfigura e che rovina le nostre relazioni. In quel contatto tra la mano di Gesù e il lebbroso viene abbattuta ogni barriera tra Dio e l’impurità umana, tra il Sacro e il suo opposto, non certo per negare il male e la sua forza negativa, ma per dimostrare che l’amore di Dio è più forte di ogni male, anche di quello più contagioso e orribile. Gesù ha preso su di sé le nostre infermità, si è fatto “lebbroso” perché noi fossimo purificati. Uno splendido commento esistenziale a questo Vangelo è la celebre esperienza di san Francesco d’Assisi. (…). In quei lebbrosi, che Francesco incontrò quando era ancora “nei peccati - come egli dice -, era presente Gesù; e quando Francesco si avvicinò a uno di loro e, vincendo il proprio ribrezzo, lo abbracciò, Gesù lo guarì dalla sua lebbra, cioè dal suo orgoglio, e lo convertì all’amore di Dio. Ecco la vittoria di Cristo, che è la nostra guarigione profonda e la nostra risurrezione a vita nuova!
      (Benedetto XVI - Angelus, 12 febbraio 2012)

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  3. FAUSTI - “Sceso Lui dal monte” Gesù scende dal monte, come Mosè. Non per dare al popolo le dieci Parole, ma le dieci azioni che lo salvano. E' la Parola stessa , perfettamente compiuta, che scende per dare la vita a tutti e per sempre . (dodici sono i miracolati, come le tribù d'Israele e i mesi dell'anno!). E lo seguirono molte folle. Sono coloro che sul monte hanno ascoltato la Parola.
    E' l'inizio della chiesa che, insieme al Figlio, scende con Lui verso i fratelli, per portare la stessa vita che hanno ricevuto.
    “Ecco un lebbroso” il lebbroso è l'impuro per eccellenza, escluso dalle relazioni. Nella sua carne, progressivamente mangiata dal morbo, è visibile la condizione cosciente di ciascuno. Il lebbroso è il morto civile e religioso, che non puo' aver parte con gli altri, per non infettarli.
    È la visibilizzazione del male che essa denuncia.
    L'impuro si presenta davanti al puro senza alcuna mediazione.
    Titolo d'accesso al Santo è la nostra impurità.
    “Lo adora” L'adorazione di Gesù è principio e fine del Vangelo di Matteo, che inizia con l'adorazione dei magi e termina con quella dei discepoli
    “Se vuoi, puoi mondarmi” Gesù è il Signore.
    L'uomo tante cose vuole e non può , e altre può e non questo lo chiede al Signore.
    Ma non lo pretende . Lo attende dalla Sua libera volontà.
    “Tese la mano” la mano tesa indica l'intervento di Dio per salvare l'uomo.
    Egli aspetta solo di essere richiesto . È dono che attende la mano che lo accolga.
    Il Signore tocca l'intoccabile, Dio è Dio proprio per la Sua misericordia, che tocca la nostra miseria : questa è la Sua Santità. Dio non è legge che vieta il male e divide buoni da cattivi.
    Non è neanche la coscienza che rimproveri.
    E' invece madre e padre, vicini ad ogni bisogno del figlio.
    La fede è toccare, o, meglio, essere toccati da Gesù. Oltre il tocco esteriore, c'è quello interiore, molto più forte e sensibile. Ciò che ti tocca dentro ti cambia l'esistenza.
    Il Signore con la Sua Parola ti tocca il cuore e te lo rifà nuovo.
    ”Voglio, sii mondato!” Da sempre il Signore vuole, aspetta solo che anche noi vogliamo.
    I miracoli mostrano che Dio può e vuole darci ciò che non abbiamo e che neppure osiamo sperare.
    Con la Sua Parola il Signore creò l'universo. Ora lo ricrea simile a Sè.
    La lebbra – di qualunque tipo, compresa la morte – non è più immonda, non esclude dalla vita.
    Non insidia più col suo veleno la nostra esistenza, perchè è comunione con Lui, sorgente di Vita.
    Il tocco interiore della Sua Parola ci libera dalla morte : ci guarisce e ci fa figli e fratelli.
    E' un processo che dura tutta la vita e si compie nella morte. Ma già ora la morte non è più immonda : il nostro limite assoluto è comunione con l'assoluto. “Dov'è , o morte, la tua vittoria? dov'è , o morte , il tuo pungiglione ?”.
    L'ascolto della Parola ci libera dal suo veleno, che è il peccato, nella certezza che, sia che vegliamo sia che dormiamo, siamo in comunione con Lui.

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