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lunedì 16 ottobre 2017

"BASTA QUE LO DIGAS" Mt 8, 5 - 10





4 commenti:

  1. Antifona
    Il Signore è la forza del suo popolo,
    rifugio di salvezza per il suo consacrato.
    Salva il tuo popolo, o Signore,
    e benedici la tua eredità,
    sii loro pastore e sostegno per sempre. (Cf. Sal 27,8-9)

    Colletta
    Donaci, o Signore,
    di vivere sempre nel timore e nell’amore per il tuo santo nome,
    poiché tu non privi mai della tua guida
    coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Grida dal tuo cuore al Signore, gemi, figlia di Sion.
    Dal libro delle Lamentazioni
    Lam 2,2.10-14.18-19

    Il Signore ha distrutto senza pietà
    tutti i pascoli di Giacobbe;
    ha abbattuto nella sua ira
    fortezze della figlia di Giuda,
    ha prostrato a terra, ha profanato
    il suo regno ei suoi capi.
    Siedono a terra in silenzio
    gli anziani della figlia di Sion,
    hanno cosparso di cenere il capo,
    si sono cinti di sacco;
    curvano a terra il capo
    le vergini di Gerusalemme.
    Si sono consunti per le lacrime i miei occhi,
    le mie viscere sono sconvolte;
    si riversa per terra la mia bile
    per la rovina della figlia del mio popolo,
    mentre viene meno il bambino e il lattante
    nelle piazze della città.
    Alle loro madri dicevano:
    «Dove sono il grano e il vino?».
    Intanto venivano meno come feriti
    nelle piazze della città;
    esalavano il loro respiro
    in grembo alle loro madri.
    A che cosa ti assimilerò?
    A che cosa ti paragonerò, figlia di Gerusalemme?
    A che cosa ti eguaglierò per consolarti,
    vergine figlia di Sion?
    Poiché è grande come il mare la tua rovina:
    chi potrà guarirti?
    I tuoi profeti hanno avuto per te visioni
    di cose vane e insulse,
    non hanno svelato la tua colpa
    per cambiare la tua sorte;
    ma ti hanno vaticinato lusinghe,
    vanità e illusioni.
    Grida dal tuo cuore al Signore,
    gemi, figlia di Sion;
    fa' scorrere come torrente le tue lacrime,
    giorno e notte!
    Non darti pace,
    non abbia tregua la pupilla del tuo occhio!
    Àlzati, grida nella notte,
    quando cominciano i turni di sentinella,
    effondi come acqua il tuo cuore,
    davanti al volto del Signore;
    alza verso di lui le mani
    per la vita dei tuoi bambini,
    che muoiono di fama
    all'angolo di ogni strada.

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 73 (74)

    R. Non dimenticare, Signore, la vita dei tuoi poveri.
    Oppure:
    R. Ascolta, Signore, il grido dei tuoi poveri.

    O Dio, perché ci respingi per sempre,
    fumante di collera contro il gregge del tuo pascolo?
    Ricòrdati della comunità
    che ti sei acquistata nei tempi antichi.
    Hai riscattato la tribù che è tua proprietà,
    il monte Sion, dove hai preso dimora. R.

    Volgi i tuoi passi a queste rovine eterne:
    il nemico ha devastato tutto nel santuario.
    Ruggirono i tuoi avversari nella tua assemblea,
    issarono le loro bandiere come insegna. R.

    Come gente che s’apre un varco verso l’alto
    con la scure nel folto della selva,
    con l’ascia e con le mazze frantumavano le sue porte.
    Hanno dato alle fiamme il tuo santuario,
    hanno profanato e demolito la dimora del tuo nome. R.

    Volgi lo sguardo alla tua alleanza;
    gli angoli della terra sono covi di violenza.
    L’oppresso non ritorni confuso,
    il povero e il misero lodino il tuo nome. R.

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    Risposte

    1. Acclamazione al Vangelo
      Alleluia, alleluia.

      Cristo ha preso le nostre infermità
      e si è caricato delle nostre malattie. (Cf. Mt 8,17)

      Alleluia.

      Vangelo
      Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe.
      al Vangelo secondo Matteo
      Mt 8,5-17

      In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli ven- ne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
      Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo segui- vano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
      Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
      Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità
      e si è caricato delle malattie”.

      Parola del Signore.

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  2. Le Parole dei Papi
    Il Vangelo odierno ci parla di servizio, mostrandoci due servitori, da cui possiamo trarre preziosi insegnamenti: il servo del centurione, che viene guarito da Gesù, e il centurione stesso, al servizio dell’imperatore. Le parole che questi manda a riferire a Gesù, perché non venga fino alla sua casa, sono sorprendenti e sono spesso il contrario delle nostre preghiere: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto» (…). Davanti a queste parole Gesù rimane ammirato. Lo colpisce la grande umiltà del centurione, la sua mitezza. (…) Egli, di fronte al problema che lo affliggeva, avrebbe potuto agitarsi e pretendere di essere esaudito, facendo valere la sua autorità; avrebbe potuto convincere con insistenza, persino costringere Gesù a recarsi a casa sua. Invece si fa piccolo, discreto, mite, non alza la voce e non vuole disturbare. Si comporta, forse senza saperlo, secondo lo stile di Dio, che è «mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Dio infatti, che è amore, per amore si spinge persino a servirci: con noi è paziente, benevolo, sempre pronto e ben disposto, soffre per i nostri sbagli e cerca la via per aiutarci e renderci migliori. Questi sono anche i tratti miti e umili del servizio cristiano, che è imitare Dio servendo gli altri: accogliendoli con amore paziente, comprendendoli senza stancarci, facendoli sentire accolti, a casa, nella comunità ecclesiale, dove non è grande chi comanda, ma chi serve (cfr Lc 22,26).
    (Francesco - Omelia nella Santa Messa in occasione del Giubileo dei Diaconi, 29 maggio 2016)
    Il Signore, nella parola che abbiamo ascoltato, si meravigliò di questo centurione: si meravigliò della fede che lui aveva. Lui aveva fatto un cammino per incontrare il Signore, ma lo aveva fatto con fede. Per questo non solo lui ha incontrato il Signore, ma ha sentito la gioia di essere incontrato dal Signore. E questo è proprio l’incontro che noi vogliamo: l’incontro della fede!”. (…) “Quando noi soltanto incontriamo il Signore, siamo noi - fra virgolette, diciamolo - i padroni di questo incontro; ma quando noi ci lasciamo incontrare da Lui, è Lui che entra dentro di noi, è Lui che ci rifà tutto di nuovo, perché questa è la venuta, quello che significa quando viene il Cristo: rifare tutto di nuovo, rifare il cuore, l’anima, la vita, la speranza, il cammino. Noi siamo in cammino con fede, con la fede di questo centurione, per incontrare il Signore e principalmente per lasciarci incontrare da Lui!”.
    (Papa Francesco - Omelia Santa Marta, 2 dicembre 2013)
    Non tutte le preghiere sono uguali, e non tutte sono convenienti: la Bibbia stessa ci attesta il cattivo esito di tante preghiere, che vengono respinte. Forse Dio a volte non è contento delle nostre orazioni e noi nemmeno ce ne accorgiamo. Dio guarda le mani di chi prega: per renderle pure non bisogna lavarle, semmai bisogna astenersi da azioni malvage. San Francesco pregava: […]“Nessun uomo è degno di nominarti” (Cantico di frate sole).
    Ma forse il riconoscimento più commovente della povertà della nostra preghiera è fiorito sulle labbra di quel centurione romano che un giorno supplicò Gesù di guarire il suo servo malato (cfr Mt 8,5-13). Egli si sentiva del tutto inadeguato: non era ebreo, era ufficiale dell’odiato esercito di occupazione. Ma la preoccupazione per il servo lo fa osare, e dice: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito» (v. 8). È la frase che anche noi ripetiamo in ogni liturgia eucaristica. Dialogare con Dio è una grazia: noi non ne siamo degni, non abbiamo alcun diritto da accampare, noi “zoppichiamo” con ogni parola e ogni pensiero… Però Gesù è la porta che ci apre a questo dialogo con Dio.
    (Papa Francesco Udienza generale, 3 marzo 2021)

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  3. FAUSTI - “Presso nessuno in Israele trovai tale fede” Gesù constata che solo un pagano crede senza esitazione al potere della Parola . E si stupisce!Di due cose il Signore si meraviglia : della nostra fede (10) e della nostra mancanza di fede. (Mc 6,6). Ambedue sono per lui qualcosa di inedito, con il carattere del “meraviglioso” o del “mostruoso”. La nostra libertà Lo sorprende . Pone infatti qualcosa di imprevedibile, nuovo anche per Lui.
    Radicalmente la libertà si esprime nella fede o nella sfiducia, nel nostro acconsentire o meno alla comunione con Lui.
    Siamo al secondo dei dieci prodigi. Il primo rivela il risultato ultimo della Sua Parola : guarire la nostra vita dalla lebbra che la avvelena di morte. Questo secondo ne rivela la sorgente prima : il nostro credere ad essa.
    “Ma dì solo una Parola e il mio servo sarà guarito” La vera umiltà, davanti al proprio limite, si fa fiducia, e spera tutto da Dio, come il figlio dalla madre.
    Questo centurione , pagano come Abramo, è il padre dei credenti, figura della Chiesa, che, a distanza di spazio e di tempo, per la fede nella Parola di Gesù detta sul monte, ne sperimenta la forza trasfigurante.
    “Come hai creduto, avvenga a te!” Maria disse : “Avvenga a me secondo la Tua Parola!” (Lc 1,38).
    Al centurione, come Lei, prototipo del credente, il Signore può dire altrettanto : avvenga secondo la tua parola. La volontà del Signore e del credente diventano una sola per la fede.
    La creatura entra liberamente in dialogo col Suo Creatore, nell'unica parola e nell'unico amore.
    Nella storia tutto avviene secondo la fede del credente nella Parola.
    La fede è l'”ora” in cui si passa dalle tenebre alla luce , è la guarigione del centurione stesso, che da schiavo diventa figlio.

    segue : "COMO HAS CREÍDO" Mt 8, 11-13

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