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venerdì 15 dicembre 2017

"ARRANCAR ESPIGAS" Mt 12,1-2



5 commenti:

  1. FAUSTI – La scena è collegata con la precedente, che parla della Rivelazione del Padre e del giogo soave del Figlio.Il Figlio ha appena invitato i piccoli al Suo banchetto.
    Ora il Signore del sabato – è giunto finalmente il Suo giorno! - passa tra le messi.
    Per sovraimpressione . È lui il sabato e le messi! In Lui si è aperto il cielo sulla terra (3,169 ; si è affacciata la giustizia di Dio, e la nostra terra ha dato il Suo frutto (Sl 85,13) .”Le valli si ammantano di grano , tutto canta e grida di gioia” (Sl 65,14).
    “I Suoi discepoli ebbero fame” Fin dall'inizio l'uomo ebbe fame di questo frutto.
    Ma sbagliò pianta, e prese il frutto di morte. L'uomo è fame di vita a tutti i livelli.
    Solo il sabato, la Vita di Dio, è cibo degno del figlio.
    Per questo il cibo che sazia è la Parola che esce dalla Sua bocca, la relazione con Lui.
    Di sabato i discepoli mangiano di quel grano che è il Figlio dell'uomo . Prendono la Sua Vita e il Suo vigore, l'Amore del Padre.
    E' il banchetto messianico che elimina la morte per sempre (Is 2,8) .
    “Io Sono il Pane Vivo disceso dal cielo. Chi ne mangia non morrà” (Gv 6,50...).
    I farisei, chi conosce e fa la legge senza conoscere l'Amore del Padre rimane affaticato e oppresso dai precetti, digiuna e non entra nel riposo.
    “I Tuoi discepoli fanno ciò che non è lecito fare di sabato”
    La legge non può normare la vita, è la vita a normare la legge.
    Chi assume come principio la legge, sacrifica la vita e muore.
    Chi assume come principio l'Amore del Padre, gioisce della Vita di Dio e mangia di sabato.
    Quella dei discepoli non è “una” trasgressione, ma “la “ trasgressione per la quale l'uomo è fatto : passare dal sesto al settimo giorno, vivere di Colui del quale è immagine e somiglianza.
    Principio nuovo di Vita non è più la legge, ma l'amore che è Vita e Legge a se stesso.
    Così era fin dal principio, prima che Adamo fosse ingannato.

    "COMIERON LOS PANES" Mt 12,3-5

    "MAYOR QUE EL TEMPIO" Mt 12,6-8

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  2. ANNI PARI
    Antifona
    Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
    al mio risveglio mi sazierò della tua presenza. (Cf. Sal 16,15)

    Colletta
    O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità
    perché possano tornare sulla retta via,
    concedi a tutti coloro che si professano cristiani
    di respingere ciò che è contrario a questo nome
    e di seguire ciò che gli è conforme.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Ho udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime.
    Dal libro del profeta Isaìa
    Is 38,1-6.21-22.7-8

    In quei giorni Ezechìa si ammalò mortalmente. Il profeta Isaìa, figlio di Amoz, si recò da lui e gli disse: «Così dice il Signore: "Da' disposizioni per la tua casa, perché tu morirai e non vivrai"». Ezechìa allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore dicendo: «Signore, ricòrdati che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro e ho compiuto ciò che è buono ai tuoi occhi». Ed Ezechìa fece un gran pianto.
    Allora la parola del Signore fu rivolta a Isaìa dicendo: «Va' e riferisci a Ezechìa: "Così dice il Signore, Dio di Davide, tuo padre: Ho udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco, io aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re d'Assiria; proteggerò questa città"».
    Isaìa disse: «Si vada a prendere un impiastro di fichi e si applichi sulla ferita, così guarirà». Ezechìa disse: «Qual è il segno che salirò al tempio del Signore?». «Da parte del Signore questo ti sia come segno che il Signore manterrà questa promessa che ti ha fatto. Ecco, io faccio tornare indietro di dieci gradi l'ombra sulla meridiana, che è già scesa con il sole sull'orologio di Acaz». E il sole retrocesse di dieci gradi sulla scala che aveva disceso.

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Is 38,10-12.16

    R. Tu, Signore, hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione.
    Oppure:
    R. Spero in te, Signore, tu mi dai vita.

    Io dicevo: «A metà dei miei giorni me ne vado,
    sono trattenuto alle porte degli inferi
    per il resto dei miei anni». R.

    Dicevo: «Non vedrò più il Signore
    sulla terra dei viventi,
    non guarderò più nessuno
    fra gli abitanti del mondo. R.

    La mia dimora è stata divelta e gettata lontano da me,
    come una tenda di pastori.
    Come un tessitore hai arrotolato la mia vita,
    mi hai tagliato dalla trama. R.

    Il Signore è su di loro: essi vivranno.
    Tutto ciò che è in loro
    è vita del suo spirito.
    Guariscimi e rendimi la vita». R.




    Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
    e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)

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    Risposte

    1. Acclamazione al Vangelo
      Alleluia, alleluia.

      Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
      e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)

      Alleluia.

      Vangelo
      Il Figlio dell'uomo è signore del sabato.
      Dal Vangelo secondo Matteo
      Mt 12,1-8

      In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
      Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
      Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: "Misericordia io voglio e non sacrifici", non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato».

      Parola del Signore.

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  3. Concludendo quel dialogo coi farisei, Gesù ricorda loro una parola del profeta Osea (6,6): «Andate e imparate che cosa vuol dire: misericordia io voglio e non sacrificio» (Mt 9,13). Rivolgendosi al popolo di Israele il profeta lo rimproverava perché le preghiere che innalzava erano parole vuote e incoerenti. Nonostante l’alleanza di Dio e la misericordia, il popolo viveva spesso con una religiosità “di facciata”, senza vivere in profondità il comando del Signore. Ecco perché il profeta insiste: “Misericordia io voglio”, cioè la lealtà di un cuore che riconosce i propri peccati, che si ravvede e torna ad essere fedele all’alleanza con Dio. “E non sacrificio”: senza un cuore pentito ogni azione religiosa è inefficace! Gesù applica questa frase profetica anche alle relazioni umane: quei farisei erano molto religiosi nella forma, ma non erano disposti a condividere la tavola con i pubblicani e i peccatori; non riconoscevano la possibilità di un ravvedimento e perciò di una guarigione; non mettevano al primo posto la misericordia: pur essendo fedeli custodi della Legge, dimostravano di non conoscere il cuore di Dio! (…) Cari fratelli e sorelle, (…) abbiamo tutti bisogno di nutrirci della misericordia di Dio, perché è da questa fonte che scaturisce la nostra salvezza. (Papa Francesco, catechesi del 13 aprile 2016)

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  4. Le Parole dei Papi
    Deve […] essere ricordata la risposta che Gesù diede ai farisei, i quali rimproveravano ai suoi discepoli di strappare le spighe dai campi ricolmi di grano per mangiarle in giorno di sabato, violando così la legge mosaica. Gesù dapprima cita loro l’esempio di Davide e dei suoi compagni che non esitarono a mangiare i “pani dell’offerta” per sfamarsi, e quello dei sacerdoti che in giorno di sabato non osservano la legge del riposo perché svolgono le loro funzioni nel tempio. Poi conclude con due affermazioni perentorie, inaudite per i farisei: “Ora io vi dico che qui c’è qualcosa più grande del tempio . . .”, e: “Il Figlio dell’Uomo è signore anche del sabato” (Mt 12, 6.8; cf. Mc 2, 27-28). Sono dichiarazioni che rivelano chiaramente la coscienza che Gesù aveva della sua autorità divina. Il definirsi “uno al di sopra del tempio” era un’allusione abbastanza chiara alla sua divina trascendenza. Proclamarsi poi “signore del sabato”, ossia di una Legge data da Dio stesso a Israele, era l’aperta proclamazione della propria autorità come capo del regno messianico e promulgatore della nuova Legge. Non si trattava dunque di semplici deroghe alla legge mosaica, ammesse anche dai rabbini in casi molto ristretti, ma di una reintegrazione, di un completamento e di un rinnovamento che Gesù enuncia come intramontabili: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24, 35). Ciò che viene da Dio è eterno, come è eterno Dio.
    (San Giovanni Paolo II – Udienza generale, 14 ottobre 1987)
    “Misericordia io voglio”, cioè la lealtà di un cuore che riconosce i propri peccati, che si ravvede e torna ad essere fedele all’alleanza con Dio. “E non sacrificio”: senza un cuore pentito ogni azione religiosa è inefficace! Concludendo quel dialogo coi farisei, Gesù ricorda loro una parola del profeta Osea (6,6): «Andate e imparate che cosa vuol dire: misericordia io voglio e non sacrificio» (Mt 9,13). Rivolgendosi al popolo di Israele il profeta lo rimproverava perché le preghiere che innalzava erano parole vuote e incoerenti. Nonostante l’alleanza di Dio e la misericordia, il popolo viveva spesso con una religiosità “di facciata”, senza vivere in profondità il comando del Signore. Ecco perché il profeta insiste: “Misericordia io voglio”, cioè la lealtà di un cuore che riconosce i propri peccati, che si ravvede e torna ad essere fedele all’alleanza con Dio. “E non sacrificio”: senza un cuore pentito ogni azione religiosa è inefficace! Gesù applica questa frase profetica anche alle relazioni umane: quei farisei erano molto religiosi nella forma, ma non erano disposti a condividere la tavola con i pubblicani e i peccatori; non riconoscevano la possibilità di un ravvedimento e perciò di una guarigione; non mettevano al primo posto la misericordia: pur essendo fedeli custodi della Legge, dimostravano di non conoscere il cuore di Dio! (…) Cari fratelli e sorelle, (…) abbiamo tutti bisogno di nutrirci della misericordia di Dio, perché è da questa fonte che scaturisce la nostra salvezza.
    (Papa Francesco, catechesi del 13 aprile 2016)

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