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sabato 11 novembre 2017

"SI ESA CASA..." MT 10, 11- 13




7 commenti:

  1. FAUSTI - “Nè oro, né argento, né rame” il dono è vittoria sul possesso,che trova nel denaro il mediatore universale. L'assenza di danaro fa' sì che i rapporti siano di grazia e amore, invece che interesse e meretricio. L'apostolo, presentandosi povero, può ricevere il dono di essere accolto, e così donare a chi accoglie il grande tesoro : diventare come Dio che accoglie.
    Per l'apostolo è determinante la povertà : è libertà dal dio di questo mondo , segno della gratuità e possibilità di evangelizzare.
    “Nè bisaccia, né due tuniche, né sandali, né bastone”
    Se il danaro è la sicurezza del ricco, la bisaccia è la sicurezza del povero, che in essa ripone le sue provviste;la seconda tunica non è tua, è del fratello che non ce l'ha (Lc 3,11) :se vuoi andare in missione devi averla già data, diversamente puoi essere scambiato per un mercante di vestiti usati in cambio di anime! I sandali sono dell'uomo libero. Tu sei schiavo della Parola (Lc1,2), di cui sei debitore a tutti i fratelli.
    Il bastone, strumento primordiale, segno del potere di chi ha più mezzi, è anche scettro di dominio. Il bastone di Dio è la Croce, che Lo rende vicino a tutti e servo di tutti, nessuno escluso.
    “Se c'è una persona degna” L'annuncio è per tutti, ma passa attraverso la casa di qualcuno che si apre ad accoglierlo. L'apostolo dimora presso chi lo accoglie. Il farsi piccolo permette all'altro di non difendersi e di poterlo accogliere.Il saluto è “shalom”. La pace messianica del Regno entra nella casa di chi accoglie il fratello piccolo, che è lo stesso Re (Mt25, 40-45).
    Accoglierlo o meno è diventare o meno figlio di Dio.

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    1. Antifona

      O Dio, accogliamo il tuo amore nel tuo tempio.
      Come il tuo nome, o Dio,
      così la tua lode si estende sino ai confini della terra;
      è piena di giustizia la tua destra. (Cf. Sal 47,10-11)

      Colletta

      O Padre, che nell’umiliazione del tuo Figlio
      hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,
      dona ai tuoi fedeli una gioia santa,
      perché, liberati dalla schiavitù del peccato,
      godano della felicità eterna.
      Per il nostro Signore Gesù Cristo.
      Prima Lettura
      Il mio cuore si commuove dentro di me.

      Dal libro del profeta Osèa
      Os 11,1-4.8-9

      Così dice il Signore:
      «Quando Israele era fanciullo,
      io l’ho amato
      e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.
      Ma più li chiamavo,
      più si allontanavano da me;
      immolavano vittime ai Baal,
      agli idoli bruciavano incensi.
      A Èfraim io insegnavo a camminare
      tenendolo per mano,
      ma essi non compresero
      che avevo cura di loro.
      Io li traevo con legami di bontà,
      con vincoli d’amore,
      ero per loro
      come chi solleva un bimbo alla sua guancia,
      mi chinavo su di lui
      per dargli da mangiare.
      Il mio cuore si commuove dentro di me,
      il mio intimo freme di compassione.
      Non darò sfogo all’ardore della mia ira,
      non tornerò a distruggere Èfraim,
      perché sono Dio e non uomo;
      sono il Santo in mezzo a te
      e non verrò da te nella mia ira».

      Parola di Dio.

      Salmo Responsoriale

      Dal Sal 79 (80)

      R. Fa’ splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi.

      Tu, pastore d’Israele, ascolta,
      seduto sui cherubini, risplendi.
      Risveglia la tua potenza
      e vieni a salvarci. R.

      Dio degli eserciti, ritorna!
      Guarda dal cielo e vedi
      e visita questa vigna,
      proteggi quello che la tua destra ha piantato,
      il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R.

      Acclamazione al Vangelo

      Alleluia, alleluia.

      Il regno di Dio è vicino;
      convertitevi e credete nel Vangelo. (Mc 1,15)

      Alleluia.

      Vangelo
      Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

      Dal Vangelo secondo Matteo
      Mt 10,7-15

      In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
      «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
      Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
      In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
      Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

      Parola del Signore.

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    2. Parole dei Papi
      Annunciare che Dio è vicino. Ma come farlo? Nel Vangelo Gesù raccomanda di non dire tante parole, ma di compiere tanti gesti di amore e di speranza nel nome del Signore; non dire tante parole, ma compiere gesti: «Guarite gli infermi – dice – risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Ecco il cuore dell’annuncio: la testimonianza gratuita, il servizio. ( FRANCESCO Angelus, 18 giugno 2023)
      Il percorso del discepolo di Gesù è andare oltre per portare questa buona notizia. Ma c’è un altro percorso del discepolo di Gesù: il percorso interiore, il percorso dentro di sé, il percorso del discepolo che cerca il Signore tutti i giorni, nella preghiera, nella meditazione. Anche quel percorso il discepolo deve farlo perché se non cerca sempre Dio, il Vangelo che porta agli altri sarà un Vangelo debole, annacquato, senza forza”. Se un discepolo non cammina per servire non serve per camminare. Se la sua vita non è per il servizio, non serve per vivere, come cristiano. Ma il servizio! Agli altri: il servizio a Gesù nell’ammalato, nel carcerato, nell’affamato, nel nudo. Quello che Gesù ci ha detto che dobbiamo fare perché Lui è lì! Il servizio a Cristo negli altri. P.Francesco Omelia di Santa Marta – 11 giugno 2015
      «Predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino» (Mt 10,7). È lo stesso annuncio con cui Gesù ha iniziato la sua predicazione: il regno di Dio, cioè la sua signoria d’amore, si è fatto vicino, viene in mezzo a noi. E questa non è una notizia tra le altre, ma la realtà fondamentale della vita: la vicinanza di Dio, la vicinanza di Gesù. Infatti, se il Dio dei cieli è vicino, noi non siamo soli in terra e anche nelle difficoltà non perdiamo la fiducia. Ecco la prima cosa da dire alla gente: Dio non è distante, ma è Padre. Dio non è distante, è Padre, ti conosce e ti ama; vuole tenerti per mano, anche quando vai per sentieri ripidi e accidentati, anche quando cadi e fai fatica a rialzarti e riprendere il cammino; Lui, il Signore, è lì, con te. (…) Annunciare che Dio è vicino. Ma come farlo? Nel Vangelo Gesù raccomanda di non dire tante parole, ma di compiere tanti gesti di amore e di speranza nel nome del Signore; non dire tante parole, ma compiere gesti: «Guarite gli infermi – dice – risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Ecco il cuore dell’annuncio: la testimonianza gratuita, il servizio. (Francesco - Angelus, 18 giugno 2023)

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    3. I Dodici dovranno cooperare con Gesù nell’instaurare il Regno di Dio, cioè la sua signoria benefica, portatrice di vita, e di vita in abbondanza per l’intera umanità. In sostanza, la Chiesa, come Cristo e insieme con Lui, è chiamata e inviata a instaurare il Regno della vita e a scacciare il dominio della morte, perché trionfi nel mondo la vita di Dio. Trionfi Dio che è Amore. Quest’opera di Cristo è sempre silenziosa, non è spettacolare; proprio nell’umiltà dell’essere Chiesa, del vivere ogni giorno il Vangelo, cresce il grande albero della vera vita. Proprio con questi inizi umili il Signore ci incoraggia perché, anche nell’umiltà della Chiesa di oggi, nella povertà della nostra vita cristiana, possiamo vedere la sua presenza e avere così il coraggio di andare incontro a Lui e di rendere presente su questa terra il suo amore, questa forza di pace e di vita vera. (…) Al riguardo, è utile riflettere che i dodici Apostoli non erano uomini perfetti, scelti per la loro irreprensibilità morale e religiosa. Erano credenti, sì, pieni di entusiasmo e di zelo, ma segnati nello stesso tempo dai loro limiti umani, talora anche gravi. Dunque, Gesù non li chiamò perché erano già santi, completi, perfetti, ma affinché lo diventassero, affinché fossero trasformati per trasformare così anche la storia.
      (Benedetto XVI - Omelia nella Santa Messa alla banchina di Sant'Apollinare nel porto di Brindisi, 15 giugno 2008)

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    4. Quando Gesù percorreva le strade della Galilea annunciando il Regno di Dio e guarendo molti malati, sentiva compassione delle folle, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore” (cfr Mt 9,35-36). Quello sguardo di Gesù sembra estendersi fino ad oggi, fino al nostro mondo. Anche oggi si posa su tanta gente oppressa da condizioni di vita difficili, ma anche priva di validi punti di riferimento per trovare un senso e una meta all’esistenza. Moltitudini sfinite si trovano nei Paesi più poveri, provate dall’indigenza; e anche nei Paesi più ricchi sono tanti gli uomini e le donne insoddisfatti, addirittura malati di depressione. Pensiamo poi ai numerosi sfollati e rifugiati, a quanti emigrano mettendo a rischio la propria vita. Lo sguardo di Cristo si posa su tutta questa gente, anzi, su ciascuno di questi figli del Padre che è nei cieli, e ripete: “Venite a me, voi tutti…”. […] Il vero rimedio alle ferite dell’umanità, sia quelle materiali, come la fame e le ingiustizie, sia quelle psicologiche e morali causate da un falso benessere, è una regola di vita basata sull’amore fraterno, che ha la sua sorgente nell’amore di Dio. Per questo bisogna abbandonare la via dell’arroganza, della violenza utilizzata per procurarsi posizioni di sempre maggiore potere, per assicurarsi il successo ad ogni costo. […] Ma soprattutto nei rapporti umani, interpersonali, sociali, la regola del rispetto e della non violenza, cioè la forza della verità contro ogni sopruso, è quella che può assicurare un futuro degno dell’uomo. (Benedetto XV - Angelus, 3 luglio 2011)

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    5. FAUSTI - “Scuotete la polvere” E' il gesto di chi, entrando in Israele, lascia indietro la terra degli infedeli. Con esso l'apostolo evidenzia che chi non l'accoglie resta fuori della promessa. Non accogliere il fratello piccolo è rifiutare il dono del Padre , è perdere la promessa, essere privi del Suo Spirito, della vita. Sodoma e Gomorra sono le due città che sprofondarono per non aver accolto gli inviati di Dio.
      “Ecco, io mando voi come pecore in mezzo ai lupi” La pecora è un animale utile e mite : in vita dà cibo e vestito. E' simbolo di Dio che, dopo aver dato esistenza e splendore a ogni creatura, sulla croce le si dà come sua vita e gloria.
      Ma un milione di pecore non faranno mai un lupo. Anche se tutti al mondo diventassero discepoli, questi manterranno la qualità dell'agnello : non saranno mai potenti e arroganti, inutili e dannosi.
      L'uomo è lupo per l'altro uomo, si dice. La violenza domina il mondo, e il mite ne fa le spese.
      Ma in lui si arresta il male, , e per questo erediterà la terra. Il lupo che mangia l'agnello (metamorfosi divina!) è trasformato nel cibo che prende.
      Alla fine il lupo dimorerà con l'agnello , la pantera con il capretto, il vitello con il leone, la mucca con l'orsa, il leone si ciberà di paglia come il bue, e il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide (Is 11,6-8). Sarà il regno dei fanciulli e dei figli, dove nessuno agirà più iniquamente, “perchè la saggezza del Signore riempirà il paese, come le acque ricoprono il mare” (Is 11,9).
      Tutto questo porterà lo Spirito di Sapienza del virgulto di Iesse : l'agnello che vince l'aggressività del lupo.
      “Prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” Due virtù apparentemente contrarie , ambedue necessarie. L'intelligenza non è solo astuzia per ingannare, come fece il serpente in Gen 3, ma è anche la prudenza di scoprire l'inganno per sottrarsi ad esso.
      L'agnello ha la prudenza di non esporsi al male e la fiducia di vincerlo, quando è esposto.
      La prima fa evitare il pericolo quando è possibile, la seconda lo fa affrontare quando è inevitabile.

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  2. precede EL REINO DE LOS CIELOS Mt 10, 7-10
    segue" COMO OVEJAS EN MEDIO DE LOBOS" Mt 10, 14-16

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